Crash
si occupa non di una catastrofe immaginaria, per quanto imminente,
bensì di un cataclisma pandemico istituzionalizzato in tutte le
società industriali: un cataclisma che ogni anno uccide centinaia
di migliaia di persone e ne ferisce milioni.
Cosa
vediamo nello scontro automobilistico: un sinistro presagio di un
orrendo connubio fra sesso e tecnologia?
La
tecnologia moderna ci fornirà forse inimmaginabili mezzi di
sfruttamento delle nostre psicopatologie? E questo imbrigliamento
della nostra innata perversità potrà esserci di beneficio? O
esiste qualche logica deviante che si dispiega più potentemente di
quella fornita dalla ragione?
Il
fine ultimo di Crash, inutile dirlo, è quello di monito, di messa
in guardia dal mondo brutale, erotico e sovrailluminato, che sempre
più c'invia il suo richiamo dai margini del paesaggio tecnologico.
Nel
1996 il regista David Cronenberg ha
tratto un film dall'opera di Ballard.